“Colori di…versi” – Portici (NA) Villa Savonarola 4 giugno 2011

 

                                               

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L’idea di bellezza nell’arte di Michele Sabatino

Michele Sabatino 

Nelle sue opere convivono in un connubio “imperfetto” elementi figurativi e forme astratte

L’idea di bellezza nell’arte di Michele Sabatino

 

Da un’attenta disamina dell’opera di Michele Sabatino si potrebbe quasi giungere alla conclusione che la migliore chiave di lettura della sua espressione artistica sia contenuta in un suo stesso pensiero: “Dall’imperfezione nasce la bellezza”. Attraverso questo concetto, semplice ma esaustivo, Sabatino ribalta completamente quell’assioma che vuole i linguaggi artistici legati necessariamente all’idea di perfezione quale bellezza assoluta, e la umanizza nel momento in cui ne individua limiti e difetti e li eleva a categoria estetica.

L’idea d’imperfezione, come la sola forma dalla quale la bellezza si origini, in un rapporto indissolubile in cui la correzione dell’uno finirebbe per cancellare anche l’altro elemento, domina alcune delle opere più rappresentative dell’arte di Michele Sabatino. Sul piano pittorico il concetto si esplica attraverso il ricorso ad un disegno dalle linee sinuose teso a realizzare forme non convenzionali e pertanto uniche, irriproducibili nelle loro singole articolazioni come in un più generale quadro d’insieme.

Il concetto di fondo sembra ribadito anche sul piano cromatico quando le diverse tonalità sono impiegate in un rapporto “imperfetto” quasi a volersi sottrarre deliberatamente alle più usuali combinazioni armoniche.

Sul piano dei contenuti, l’idea a volte si riproduce in un’equilibrata commistione tra elementi figurativi e forme astratte, tra ambienti domestici e vedute metropolitane, scorci naturali, a volte marini, ed atmosfere cosmiche, ma è dalla combinazione di oggetti di raffigurazione riconducibili a contesti non omogenei che si evidenziano i significati simbolici maggiormente caratterizzanti la sua opera. L’associare elementi diversi in un connubio privo di una logica plausibile, o immediatamente percettibile, stimola il fruitore a ricercare significati più profondi e lo dispone ad osservare l’opera secondo una sequenza che si sottrae ad un ordine consequenziale ben preciso e la carica di un’intrinseca e costante tensione. Sabatino giunge così a riprodurre e completare anche sul piano segnico quel concetto d’“imperfezione” dal quale il prospetto espressivo aveva preso avvio per proporci una rappresentazione dell’universo che, lungi da canoni estetici fin troppo artificiosi e scontati, si presenta invece nelle sue contraddizioni di forme, nelle sue contrapposizioni di forze e nei suoi contrasti stridenti che nella loro maggiore aderenza al reale propongono anche una diversa interpretazione della bellezza nel linguaggio dell’arte. 

Domenico Raio